L’IVA (imposta sul valore aggiunto) grava del 4% sull’editoria e del 22% sulle
opere grafiche, pittoriche e scultoree, con una variante cosiddetta “regime del
margine” che applica l’IVA solo sulla differenza tra prezzo di vendita e costo
d’acquisto maggiorato dei costi di riparazione ed accessori, e sui supporti
musicali CD, DVD e Vinili.
Una tale differenza di trattamento fiscale (18 punti percentuali, una enormità)
tra editoria e musica, non ha nessuna giustificazione. Sarebbe ora, cogliendo
l’occasione dell’attuale crisi collegata alla pandemia, di parificare l’aliquota
IVA al 4% (o meno) tra editoria e musica, incentivando cosi'(tra i tanti benifici)
anche la produzione, la distribuzione e la vendita dei CD / DVD / Vinili e
sollevando in parte molte tra le problematiche che zavorrano, da tempo, tutto il
settore specifico.
Ci auguriamo che il legislatore preposto possa porsi il probema e vada a risolvere,
con il contributo attivo di tutte le parti in gioco, il problema.

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