Tag Archives: Giulio Tedeschi

Domenica 22 maggio nel contesto del Salone Internazionale del Libro di Torino avrà luogo la presentazione di Napule’s Power – Movimento Musicale Italiano (Tempesta Editore) di Renato Marengo. L’iniziativa è supportata da Toast Records, che ha riconosciuto al saggio il Premio Macchina Da Scrivere 2022 con la seguente motivazione: “per aver testimoniato e documentato 50 anni di movimenti musicali e culturali italiani”.

Con l’autore, Renato Marengo, saranno presenti l’Assessore alla Cultura della Città di Torino, Rosanna Purchia e lo scrittore Maurizio De Giovanni. Per Toast Records, Giulio Tedeschi.

Napule’s Power racconta la nascita e lo sviluppo di un movimento musicale profondamente intrecciato con la vita politica e culturale di Napoli. Lungo i decenni, e attraverso i molteplici generi che lo hanno animato, il Napule’s Power ha riportato la musica di Napoli in Italia e nel mondo, proprio mentre la città viveva una sua grande, profonda e definitiva rinascita. Tradizione, cultura, passione e grandi trasformazioni sociali sono i protagonisti di un libro che mette insieme le vicende musicali, i ricordi, gli aneddoti, le analisi del passato, del presente e del futuro di Napoli, della sua grande musica, della tradizione, delle nuove voci. Una storia di difficoltà e di successo, di riscatto e di crescita che viene perfettamente descritta nelle oltre 500 pagine del libro.

Maurizio Galia è decisamente un artista multiforme: grafico, pittore, musicista sin da giovane e in età matura, saggista e ideatore e curatore del noto “Prog 50”, mastodontico volume enciclopedico sul rock progressivo (dalle origini ai nostri tempi), che vanta sia nell’edizione inglese che in quella in italiano dell’introduzione di Peter Gabriel.

Gli Aquael sono uno dei suoi progetti (nati nell’ormai lontano 1978) e Toast Records  ha mandato alle stampe , un lavoro riassuntivo su vinile, dal titolo lapidario di “Anthology”. La raccolta (in commercio dal gennaio 2022) copre il periodo 1997 / 2016. Nella seconda facciata sarà presente la versione originale di “Yokohama via satellite”, brano del 1997, estremamente anticipatorio sia a livello testuale che musicale.La bella copertina è stata firmata dall’artista brasiliano Elton Fernandes, invece la grafica è dello stesso Galia.

Toast Records, la decana delle label underground italiane, è presente su YouTube da anni recenti (2014), con un canale specifico denominato “Toast Records Official Channel”, contenete svariate decine di clip (live o promozionali) di alcuni tra gli Artisti che hanno transitato nel suo vasto catalogo. Ricordiamo, tra gli altri, la new folk band Amish, i cantautori Rob e Luigi Antinucci, Officine Aurora, Subà, Steve Sperguenzie, Yo Yo Mundi, Marco Roagna e molti altri artisti…

https://www.youtube.com/channel/UCGofd4Ih3GX23MWF6Qgx1zg

Luigi Gonzaga Guerrieri nasce a Torino il 16 giugno 1943 ma dovrà attendere la multicolorata “rivoluzione” beat (in salsa surf) per poter imbracciare uno strumento. Un basso gli aprirà la strada ad appena venti anni. I risultati, sorprendenti, non si fanno attendere. Riconoscimenti, concerti e vinili. Poi, qualche anno dopo, abbandona inaspettatamente la musica alla vigilia di un promettente tour negli Stati Uniti per mettere “testa a posto”, sposarsi e diventare un impiegato modello, o quasi.

La nuova incarnazione dura una manciata di anni. Gigi torna in “vita” prestissimo, a fine anni settanta. Il richiamo delle note è troppo forte. Ma questa volta come fonico. Prima in una soffitta torinese dove impianta un primo, embrionale studio. Poi, in via Borgone e all’alba dei novanta, nella sede definitiva di Via Nicola Fabrizi, sempre in quel di Torino.

Lo studio battezzato Minirec sin dai primi istanti macina musicisti e suoni, sfornando master che spesso si trasformavano in ottimi supporti fonografici.

Le attrezzature sono all’avanguardia e gli artisti che girano da quelle parti, in alcuni casi, hanno nomi di peso: Michel Petrucciani, Luciano Pavarotti, Zucchero Fornaciari, Gaber e la sua gentile consorte Ombretta Colli. Ma non mancano personaggi pop, come una frivola Alba Parietti raccomandata da Pippo Baudo alla vigilia di un Sanremo a cui non riuscirà a partecipare, o il folk impegnato dei Canto Vivo, capeggiati dall’indimenticabile Alberto Ceva, o giovani e scapigliati “guastatori” trend come i Linea 77, che varcano il Minirec poco prima del balzo internazionale con la britannica Earacle.

Toast Records sbarca al Minirec dalle parti del 1985, invitata inizialmente da Marziano Fontana, eccentrico ma geniale musicista e produttore. La collaborazione (che durerà più di venti anni) prende il via in occasione delle registrazione dell’album degli Statuto, “Vacanze”, il primo vero successo mod in Italia.

L’ambiente è quello giusto, il sorriso cavallino di Gigi desta subito simpatia e l’atteggiamento apparentemente burbero non spaventa, anzi, aumenta la qualità professionale.

Un interscambio creativo che nasce da una immediata vicinanza di intenti che consolida l’immagine dello studio anche sul versante, complesso, dell’area indipendente. Prontamente Toast Records indirizza verso il Minirec tutte le sfumature della musica indipendente e del rock alternativo che anima l’Italia: il blues dei romani Fleurs du Mal, la canzone d’autore con cadenza lombarda dei Guignol di Pier Adduce, il neo beat dei senesi Barbieri, la tardo wave dei bolognesi Temple of Venus di Piero Lonardo, lo psyco-garage dei livornesi Steve Sperguenzie e The Incredible Lysergic Ants di Luca Sperguenzie Vinciguerra, il combat folk dei lombardi Trenincorsa, il country dell’ultra piemontese Carl Lee (al secolo Carlo Musso), le follie dei Figli di Guttuso di Luca Franceschi, il new prog dei toscani Cage, il geometric sound degli Scanferlato, l’ital-rock dei messinesi Noema, il pop dei vercellesi Isola di Niente, il romantic-sound dei Malaombra di Alex Conte, il rap di Pieno Effetto, i virtuosismi del chitarrista torinese Marcello Capra e molti altri altri ancora.

Ma per Toast Records il Minirec diventa anche una seconda casa e un laboratorio per sperimentazioni creative.

Oltre alle registrazioni e ai mix, il Minirec viene utilizzato dalla label torinese come sede di post-produzioni, location per cesellare compilation (le mitiche quattro facciate di “Oracolo”, o tutti i numeri dell’audio-rivista “Punto Zero, tanto per fare un esempio). Ma anche sede di audizioni e provini discografici (veramente tanti: di giorno e specialmente durante lunghissime notti).

Nel 2010 Guerrieri si ritira lasciando un vuoto difficile da colmare nella scena musicale non prima di passare il testimone ad un brillante reduce della scena wave torinese, Max Rivolta, che continua tutt’oggi (sempre presso lo stesso indirizzo di Via Nicola Fabrizi a Torino) la “storia” del Minirec.

Le officineAurora nascono nel 1999 dalle ceneri di una band torinese new wave, attiva dalla prima metà degli anni ’90. Il quartetto iniziale si sfronda di orpelli e tinte dark, per trasformarsi in un power trio votato più alle sonorità rock noise, senza però rinnegare del tutto le atmosfere scure degli albori. Serrano i ranghi Luca Torchio alla voce e chitarra, Massimiliano Supporta al basso e Andrea Muzio alla batteria.
Il 1999, anno di nascita della nuova formazione, vede da subito un approccio più professionale ai brani, con una volontà granitica di voltare pagina. L’incontro con il boss della Toast Records, Giulio Tedeschi, è provvidenziale. Il giorno dell’epifania del gennaio 2000 Tedeschi sveglia la band dal torpore natalizio, per coinvolgerla in un’avventura che ancora non si è esaurita. Il 2000 vede la firma del contratto discografico con Toast, le fasi convulse della registrazione e finalmente l’uscita del cd “Appunti per una nuova vita”. Da quel momento inizia un fitta serie di live e promozione discografica, con la partecipazione a moltissimi festival, passaggi radio e tv.
Nel 2004 inizia la produzione del nuovo lavoro “Carne”, che uscirà sempre per Toast nel 2005, che vede la produzione artistica di Franz Goria (Petrol, Fluxus) e la produzione tecnica di Marco Milanesio (Acqualuce In/off studio). Il disco contiene anche un clip di un brano elettronico inedito che vede la partecipazione, tra gli altri, dello stesso Franz Goria e di uno dei maggiori animatori delle notti torinesi, Tury Megazzeppa.
Sul finire del 2013 esce l’apocalittico “In ritardo alla fine del mondo” (Toast Rec.) che verrà promozionato con una serie di live in giro per l’Italia e una fitta esposizione nel circuito delle radio indipendenti nazionali. Qualche anno dopo Officine Aurora e Toast Records decidono di mettere in pista un nuovo lavoro. Inizialmente le registrazioni prendono il via negli studi Andromeda di Torino, con la super visione di Max Casacci. In quel periodo si definiscono due singoli, “Anna in pianosequenza” e “Cobalto”, crudi, in bianco & nero. Le registrazioni (che andranno a formare il nuovo album “Fino a qui tutto bene”) continuano presso il Rock Lab Studio. Il titolo, apparentemente ironico, visto i tempi, in realtà è una citazione tratta dalla primissima scena del film francese “L’odio” (La Haine), del 1995, scritto e diretto da Mathieu Kassovitz e interpretato tra gli altri da un giovane Vincent Cassel. Nella primavera del 2021 si chiudono i mixaggi definitivi e nel novembre dello stesso anno il nuovo lavoro viene pubblicato sui maggiori stores digitali internazionali da Toast Records. In progetto una edizione fisica il prima possibile.

Foto: Dario Lanzardo

“dadaBANANA” nasce da una intuizione di Giovanni Spada, dalle parti del 2009. Lo stimolo iniziale sembra sia stato quello di raccontare i tumultuosi anni ottanta musicali torinesi attraverso le mirabolanti vicende creative ed umane di Stefano Righi, più noto come Johnson Righeira. Considerato dall’ideatore del progetto come la scintilla iniziale della wave subalpina. Non a torto, diremo noi.Quasi subito Spada viene affiancato da un secondo soggetto. Anche lui, come il primo, figlio della periferia torinese e anche lui ex ragazzo di quel decennio. Il suo nome è Albrile, Ezio Albrile. Albrile contribuisce ad allargare gli orizzonti narrativi del progetto, aprendolo alle tante ramificazioni della scena underground dell’epoca.La scrittura si arricchisce, poi, di ulteriori brandelli di vita vissuta ricavati da testimonianze extra. Il libro a quel punto è quasi completo. Composto da brevi capitoli che vanno a sfiorare praticamente tutti i fronti della creatività dell’epoca, non solo musicale. Ha un ritmo pop, con un filo di piccante ironia. In pratica, uno guardo a freddo, ma pieno di calore, per un’epoca seminale. Il lavoro viene chiuso a fine 2010. Titolo: “dadaBANANA”. Sottotitolo che promette gossip: “storie e misfatti dalla torinese new-wave torinese”. Spada lo propone al comitato di lettura dell’Einaudi. Da quelle parti il manoscritto (pardon, il file) giace per quasi un anno. Le speranze di una possibile pubblicazioni sono alimentate da ottimistiche e sotterranee “soffiate”. Ma come nelle miglior trame “gialle”, a un certo punto il tutto si risolve con “l’assassinio” metaforico del progetto che non vedrà mai la luce da quelle parti. Per oscure macchinazioni suggerisce qualcuno. Ipotesi frutto più di fantasia che di realtà.”dadaBANANA” riposa per alcuni anni nella memoria virtuale di alcuni PC. Nel 2014 ricompare improvvisamente. Merito del Premio Macchina Da Scrivere che lo celebra come miglior inedito di quell’anno. La premiazione, informale, si consuma durante un anonimo pomeriggio, nel noto torinese Blah Blah.

Il successivo silenzio viene nuovamente rotto dall’apparizione di alcuni capitoli su un foglio torinese che naufraga in breve tempo, dopo la prematura morte dell’editore che si porta nella tomba anche la speranza di leggere il libro a puntate come un feuilleton ottocentesco.Ma se Albrile a questo punto sembra cedere, le sorti di “dadaBANANA” si aggrappano a Spada che trova il modo di pubblicarlo on line per la curiosità di un bel numero di svagati lettori. Scherza scherza siamo così arrivati al 2018. Per quegli strani giochi del destino “dadaBANANA” riprende il cammino. Vieni aggiornato e lucidato e nell’ottobre del 2019, come nuovo, complice l’amichevole contributo di AudioCoop Piemonte e Valle d’Aosta, viene messo in stampa. Una tiratura “molto” lcon la piena soddisfazione di tutti i protagonisti. In copertina, una foto in bianco & nero che ritrae i Blind Alley. Facce da ottanta, direbbe qualcuno, che riassumono scavate, il lato “oscuro” di quegli anni.

Ezio Albrile

Ezio Albrile

Ezio Albrile, nato a Torino nel 1962. È uno storico delle religioni del mondo antico occupandosi in particolare delle interazioni tra mondo misterico mediterraneo e la religione dell’Iran preislamico. Su queste tematiche ha scritto una cospicua mole di saggi Si è anche occupato degli influssi orientali nell’arte altomedievale romanica.

Giovanni Spada

Giovanni Spada , nato a Torino nel 1966, voce del gruppo di cabaret dada Disforia Psichica dal 1986 al 1999; redattore del giornale satirico La Tampa fino al 2015; collaboratore della rivista di poesia Sole Vivo; ideatore e direttore del Festival del Cinema Trash; regista e sceneggiatore di cortometraggi; premiato in numerosi festival.

Autunno 1971: a Torino si scatena una pazza attesa per una nuova rivista alternativa che in omaggio a quei tempi decisamente “selvaggi” avrà provocatoriamente la denominazione di Tampax. L’idea parte da Giulio Tedeschi, reduce da un suo precedente progetto sviluppato a fine inverno 1971 denominato Collettivo Controcultura. Tampax in breve riunì una squadra di belle persone vogliose di scrivere & parlare di musica, poesia, energie alternative, filosofie orientali, vita comunitaria e fumetti. Il progetto viene presentato nel febbraio del 1972 presso la torinese libreria Hellas, con un reading di poesia e musica. Colonna sonora a cura di Marco Gallesi, futuro co-fondatore degli “Arti e Mestieri”. Tampax ebbe una scapigliata vita durata svariate stagioni (due anni come rivista, poi come editrice) e a sua volta preparo’ il terreno al Centro di documentazione e ricerca stampa “Pancho Villa” (1977 / 1978), alla “Kaos T/Shirt” (1980 / 1983), alle riviste “Zombie International” (1978) e “Camion” (1980), alla punkzine “Krosta” (1981) e all’autogestione discografica Meccano Records (1979 / 1985), grande madre della Toast Records (dal 1985 ad oggi). Il volo magico di Tampax e’ stato ricordato da Luca Frazzi a pag.54 di “Sniffando Colla” (guida alle fanzine musicali italiane pubblicata in allegato al mensile Rumore nel gennaio di quest’anno) e involontariamente appare a 50 anni dalla sua nascita. Un tributo inaspettato. Ad perpetuam rei memoriam..

Roberto Spiga

Roberto Spiga

Rob, al secolo Roberto Spiga, batterista di area torinese, cultore del sound anni ottanta, e da qualche anno anche personalissimo cantautore, alla ricerca di una nuova via nella canzone d’autore italiana. Seguito artisticamente da Enrico Fornatto e prodotto da Toast Records che lo ha pubblicato ad inizio 2020, proponendolo sulle maggiori piattaforme digitali internazionali e nel 2021, a distanza di un anno dal suo debutto, la Toast Records ha pubblicato l’album “Rob” anche su CD, con una impedibile tiratura deluxe d’essai. 

Disponibile la ristampa del CD album di Luigi Antinucci “Piazza Solferino” (Toast Records). Alla nuova edizione sono stati apportati piccoli cambiamenti per differenziarla esteticamente dalla precedente. Il cantautore torinese, nonostante le difficoltà legate alla pandemia ha presentato la sua ultima opera durante svariati live. Ricordiamo quello al Salone del Libro Off nell’ex cinema Eridano, presso il torinese “Centro Ricreativo Culturale Autogestito” (in apertura del concerto di Gerardo Balestrieri) e a Moncalieri (To) sul prestigioso palco del Teatro Fonderie Limone, alla testa di un super gruppo di sei musicisti.

Visualizza articolo

Toast Records nasce a Torino nella primavera del 1985 sulle ceneri ancora calde di una precedente esperienza, la Meccano (1979/1985), con all’attivo nomi come Johnson Righeira e Raw Power. La missione di Toast sin dall’inizio è quella di produrre, distribuire e promozionare buona musica italiana e ricercare nuovi talenti. Una delle caratteristiche che differenziano la Toast Records dal restante panorama discografico è la volontà, da sempre, di non compromettersi con strutture multinazionali, rimanendo indipendente al cento per cento. Tra i progetti che hanno attraversato, sostato o sfiorato i corridoi della Toast Records troviamo Afterhours, Afterhours, Statuto, YoYo Mundi, Marlene Kuntz, Africa Unite, Fleurs du Mal, No Strange, Guignol, Banda Elastica Pellizza, Trenincorsa, Lef, Jambalaya. Una galleria interminabile di Artisti, fondamentali per capire gli impulsi elettrici, spesso molto sotterranei, che hanno messo in moto la scena italiana: Manuel Agnelli (Afterhours), Max Casacci (Subsonica), Stefano Ghittoni (Peter Sellers & The Hollywood Party), Fabrizio “Taver” Tavernelli (Emda), Oskar & Naska (Statuto), Paul Chain (Death SS), Marziano Fontana & Mixo (Difference), Gigi Restagno (Blind Alley), Giovanni Spada
(Disforia Psichica), Stefano Bruzzone (Altera), Tony Face & Dome la Muerte (Not Moving), Salvatore “Ursus” D’Urso (No Strange), Luca Vinciguerra (Steve Sperguenzie), Theo Theardo, Moreno Spirogi (Avvoltoi), Carl Lee, Marcello Capra. Personaggi come lo zappiano iper-realista Sandro Oliva; Luigi “Gigi” Gonzaga Guerrieri, ingegnere del suono del mitico Minirec Studio di Torino; Matteo Guarnaccia, saggista, pittore, grafico; il poeta beat Gianni Milano; il fotografo rock Massimo “Sette” Setteducati; il web master Marco “Kaid” Suppo; il musicista, scrittore, Mauro “Mao” Gurlino; il discografico perduto, Massimo Currò (Spittle Records);  il giornalista neo-sixties, Roberto Calabrò; l’autore, compositore, batterista, vocalist reggae Lulu. Due cantautori molto significtivi nel panorama attuale, Luigi Antinucci e Roberto (Rob) Spiga. Toast Records, oggi, continua il suo viaggio, diffondendo musica underground in tutti i modi leciti, creando eventi (uno di questi è il noto Wanted Primo Maggio). Fungendo da punto di riferimento per tutta una serie di attività no profit legate alla cultura alternativa, come “360 Gradi di Musica Indipendente” (appuntamento con la cultura alternativa), le collaborazioni con il M.E.I di Faenza e con Demo Rai (la nota trasmissione di Michael Pergolani & Renato Marengo) e stimolando la nascita e lo sviluppo di realtà creative ed imprenditoriali (tra cui la torinese Fenix Records, la Carovana dei Festival, il Miscela Rock Festival, AudioCoop Piemonte e Valle d’Aosta).